Il dono nel tempo della crisi

Il dono nel tempo della crisi

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Identità, reciprocità e donoMi permettete di dire qualcosa sulla mia identità: non sono esperta in psicologia, nemmeno un operatore nel campo. Sono cinese di nascita, sono diventata cristiana, e sono una che ha fatto della spiritualità dell’unità l’ideale della sua vita. Oggi sono qui. In questa clima di apertura e di reciproco rispetto, vorrei condividere con voi alcune riflessioni attinenti al tema, proponendo un’intuizione di “tipo orientale”, partendo dal cuore più che dalla mente. Spero di potervela offrire come un puro dono. 

 

 

Introduzione

Approfondendo questi argomenti ho trovato interessante il Programma di Studi Avanzati in Psicologia, elaborato in collaborazione tra gli psicologi della University of California, Berkeley e quelli della Tsinghua University of Beijing, Cina.

A causa della crescita politica e economica della Cina a livello mondiale, questi studiosi prevedono che negli anni successivi, sarà posto più accento sulla comunicazione reciproca e sullo scambio di idee di essa con il resto del mondo. Mentre i ranghi dei milionari cinesi continuano a aumentare, il perseguimento della prosperità della nazione sta compromettendo seriamente la salute mentale e fisica del popolo. Per correggere tale squilibrio essi stanno cercando di diffondere la scienza della felicità, spostando la cultura della concorrenza al bene comune.

Questi psicologi vogliono capire come migliorare le prospettive emotive dei cinesi portando la saggezza tradizionale e religiosa nello studio scientifico della felicità. Essi sono d’accordo che non è opportuno semplicemente applicare teorie occidentali per spiegare il comportamento dei cinesi o di qualsiasi altro gruppo culturale, ma bisogna avere una visione cross-cultural della psicologia.

Quindi hanno iniziato a esplorare i vecchi studi e la letteratura per ricavare le radici di quei tesori preziosi della civiltà antica. Le tradizionali sollecitazioni filosofiche cinesi sull’importanza di concepire la natura umana, sull’equilibrata armonia e sull’unità del molteplice possono servire come base per il futuro sviluppo della psicologia cinese, elaborando nuove teorie ed esperimenti scientifici soprattutto nelle applicazioni concrete.

La Cina, con la sua cultura plurimillenaria, è stata anche terreno fecondo di incontri, scambi, inculturazioni di dottrine spirituali molteplici e ricche di valori. Ed oggi più che mai essa è aperta alla modernità, e sta riscoprendo le proprie radici spirituali intrecciate di Confucianesimo, Taoismo e Buddismo, con i loro valori umani e religiosi. Sono proprio questi valori che tuttora «interpellano la coscienza e la società civile cinesi, alla ricerca di nuovi equilibri fra democrazia aperta, tecnologia avanzata, stabilità politica, e sviluppo armonioso» 1

D’altra parte, oggi la Cina è guardata con attenzione, se non temuta, dalle altre nazioni, spesso dall’Occidente, con la consapevolezza che non si sa mai abbastanza di una realtà tanto vasta, complessa e composita, difficile da afferrare e comprendere nel suo insieme.

Per conoscerne l’identità, per instaurare rapporti con essi, per favorire una convivenza o comunque per porsi di fronte ad un miliardo e trecento milioni di abitanti cinesi sulla terra, potrebbe essere utile ritornare alla fonte del Confucianesimo e del Taoismo, da cui discende una moltitudine di elementi culturali.

Mi concentro ora su due pilastri fondamentali: la benevolenza nel Confucianesimo e l’armonia nel Taoismo. Parto da questi concetti perché ambedue hanno come base la reciprocità, il vivere per gli altri, il dono di sé, elementi necessari per risalire all’identità dell’uomo autentico: il saggio o l’uomo nobile d’animo, come direbbero i cinesi.

Confucianesimo - «Fra i Quattro Mari, tutti gli uomini sono fratelli» (Dialoghi 12, 5)

Confucio (551-479 a.C.) nacque in uno dei piccoli stati feudali in cui era divisa la Cina e che erano in guerra fra di loro. Sperava di lavorare per la restaurazione dell’ordine del regno. Ma le sue aspirazioni politiche furono poco gradite. Così si dedicò all’insegnamento e si dice che i suoi allievi siano stati 3000.

Il confucianesimo non pone l’accento sulla rivelazione o sulla fede in Dio. Confucio insistette sulla vita in generale, nonché sul posto occupato dagli esseri umani nel mondo.

La benevolenza, madre delle virtù

Nell’insegnamento di Confucio ci sono delle categorie di valore universali che superano il limite temporale e lo spazio geografico, ad esempio le grandi virtù dell’uomo, quali la benevolenza, la giustizia, il rito, la saggezza, l’onestà, la fedeltà e la pietà filiale ecc..

Tra essi, la benevolenza è all’origine di tutti i valori umani. Essa costituisce il motore a cui le altre virtù fanno riferimento direttamente o indirettamente, come applicazioni e incarnazioni, abbracciando la sfera della politica, economia, etica, educazione e del cosmo.

Partiamo dall’analisi della composizione del carattere benevolenza in cinese: Rén (仁) è formato dal radicale “uomo” (人), nella parte sinistra, e dal segno “due” (二) nella parte destra. Lo stesso carattere ci suggerisce che l’uomo non è solo, ma che è sempre accompagnato. Nel campo relazionale aperto dalla stessa grafica di questo termine, l’io non può essere concepito come un’entità staccata dagli altri, appartata nella sua interiorità, ma piuttosto come un punto di convergenza di scambi interpersonali.

Per questo, Rén si trova in alcuni testi italiani tradotto in “carità”, “compassione” o più genericamente “senso di umanità”.

Confucio, infatti, non concepisce l’io come un’entità isolata. Egli ritiene che l’uomo sia tale solo nella sua relazione con gli altri, e che l’umanità di ogni singolo individuo si fonda nel rapporto con la molteplicità degli altri uomini. 

Per Confucio, questo termine è espresso appieno con “umanità reciproca”, poiché contiene il significato di amore umano che l’uomo dovrebbe coltivare in sé e poi attuarlo nei confronti degli altri.

Egli era profondamente convinto che alla nascita, i valori più alti siano presenti in forma grezza in ognuno di noi. La benevolenza era considerato un elemento insito in ogni uomo, qualcosa che ciascuno di noi sente come necessità interiore, verso cui tendere senza stancarsi mai. Tuttavia, richiede molto impegno e dedizione. Lo si deve coltivare affinché si realizzi pienamente. La coltivazione dei semi di moralità e di virtù delle persone iniziano all’interno di un contesto familiare, sebbene si impone sempre di uscire da tale cerchia e di estendere le azioni virtuose in un ambito più ampio.

«Se c’è bontà di cuore, ci sarà bellezza di carattere.

Se c’è bellezza di carattere, ci sarà armonia in casa.

Se c’è armonia in casa, ci sarà ordine nel paese.

Se c’è ordine nel paese, ci sarà pace nel mondo» 2

Gli esseri umani devono sentirsi responsabili per l’intero ordine naturale, con un costante e intelligente impegno nei confronti di sé, “allargato” alla famiglia, alla comunità, alla società, alla nazione e al mondo intero. Solo quando coloro che costituiscono la società verranno trasformati in uomini buoni, si getterà il fondamento della società civilizzata, e il mondo potrà muoversi nella direzione della pace.

«Tzu Kung domandò se vi è una parola su cui si possa basare la condotta di tutta la vita, - (non) è essa reciprocità? Rispose Confucio: “Ciò che non vuoi sia fatto a te non lo fare agli altri”» (Dialoghi 15, 24).

«Tzu Kung disse: “Se vi fosse un uomo che elargisce grandi benefici al popolo e fosse capace di elevare le moltitudini, che ne dici: potrebbe essere considerato benevolo?”

“Sarebbe questione di benevolenza?” – rispose Confucio – “Dovrebbe essere santo. Il benevolo, volendo per sé la fermezza, rende saldi gli altri; volendo per sé il progresso, fa progredire gli altri. Essere capace

di comprendere (gli altri) in base a quanto nel tuo intimo, puoi definire benevolenza”» (Dialoghi 6, 30).

L’amore disinteressato

Confucio segue la “percezione del Cielo”, Tien (天), che non è un concetto religioso. Il Cielo, che è l’ordinatore del mondo intero, della coscienza, della società e della politica non è definito da lui come un deus otiosus, cioè che non interviene. Il Cielo si interessa a ogni individuo singolarmente e l’aiuta a divenire migliore. «E’ il Cielo che fa sorgere in me la virtù» (Dialoghi 5, 22)3. Chi governa deve applicare le leggi celesti e ciascuno

le deve applicare nelle sue relazioni con gli altri. Questo deve manifestarsi e svilupparsi in una sempre maggior perfezione morale personale.

Confucio afferma: «Se la perfezione è la legge del Cielo, il perfezionamento è la legge dell’uomo» 4. In altre parole, la vera perfezione è opera del Cielo, ma farla risplendere in se stessi è impegno e dovere dell’uomo.

Confucio ha costruito un ideale alla portata di tutti. Perché ognuno di noi porta nel proprio cuore il concetto del bene, non occorre andarlo a cercare altrove. Tuttavia per realizzare questo ideale, non basta solo essere benevoli verso gli altri, bisogna impegnarsi a lavorare incessantemente per il bene comune. Ma è proprio questa la gioia di vivere.

Ecco la via della saggezza e dell’equilibrio immutabile: conoscere la propria natura, conoscere le parole dei saggi, conoscere la storia dei grandi d’ogni tempo che con il loro esempio ci hanno illuminato. Per seguire questa Via occorrono: vigilanza e rispetto di se stesso e degli altri, sincerità, moderazione fino alla mortificazione, dominio della collera e delle passioni, modestia in ogni circostanza, comportamento umile e mansueto, carità disinteressata, carità con giustizia, secondo le circostanze, per ogni essere umano senza distinzione 5.

Egli non nasconde che non è facile vivere così, d’altra parte insiste che tutto dipende da noi stessi, non dagli altri. Anzi chi fallisce non è perché manca di capacità, bensì di perseveranza. «Non ho mai incontrato nessuno la cui forza si dimostri insufficiente per questo compito» (Dialoghi 4, 6).

Perciò quando Jan Ch’iu si scusa dicendo che apprezza la dottrina di Confucio, ma sono le forze che gli mancano, il commento di Confucio è:

«Colui a cui non bastano le forze cede lungo la strada, tu invece ti limiti sin dalla partenza» (Dialoghi 6, 12). Quando esprime la sua convinzione senza mezzi termini, dice: «E’ forse lontana la carità? Se la voglio, è qui» (Dialoghi 7,30).

Taoismo - «La via del saggio lavora per tutti, e non entra in competizione con nessuno».

(Tao te Ching, 81)

Le origini del Taoismo vengono fatte risalire alla leggendaria figura di Lao-Tzu, il «vecchio saggio» (570?-490?a.C.), quasi contemporaneo a Confucio. Sappiamo molto poco della sua vita da un punto di vista storico.

Se il confucianesimo si è occupato della vita sociale del popolo, dotandolo di un sistema familiare, sociale e politico, il Taoismo ha offerto invece un percorso interiore verso

l’armonia con il Tao – la Via.

Nel corso di tutta la storia del pensiero cinese, in ogni tempo, il Tao (道), - con la nozione di due componenti: lo Yin e lo Yang 6, contrastanti ma allo stesso tempo complementari, regolando il flusso e il movimento che circola ovunque nell’universo, - ha impregnato in un modo o in un altro la filosofia e l’intero pensiero cinese, riflettendo raggi di saggezza, ed è rimasto nell’intimo del suo popolo con un impronta indelebile.

Si può dire che generazioni e generazioni di cinesi, in maniera più o meno cosciente, hanno sempre cercato di applicare questo concetto nella quotidianità della vita, tracciando le linee guida per tanti aspetti concreti, partendo dai principi morali come le grandi virtù; nella vita fisica come nella medicina; nello sport come nel Tai-chi 7; nel l’arte come nella calligrafia e così via.

«Il Tao eterno non agisce, eppure non c’è niente che non compia» (Tao te Ching, 37).

Mentre l’uomo e il mondo compongono una unità indissolubile e si influenzano vicendevolmente, l’armonia si ha quando tutto si sviluppa spontaneamente, senza costrizione, lasciando che essi si incrementino e si equilibrino in modo armonico 8.

«Un uomo veramente buono non agisce, eppure non c’è nulla che non compia» (Tao te Ching 38).

Applicata nella vita di convivenza, significa mantenere, preferire e favorire sopra ogni cosa il rapporto interpersonale buono, amichevole, sereno, sincero e fraterno.

Per un individuo, il carattere armonioso sta nella sua apertura accogliente, generosa.

Una persona equilibrata non va mai agli estremi, perciò è tranquillo, lucido e sa rapportarsi facilmente. Una comunità che vive in armonia, vive in pace e concordia con gli altri, perché il bene comune è di tutti, e tutti vivono la carità vicendevole.

Però gli antichi cinesi che promulgavano la convivenza armoniosa avevano dei principi chiari, per evitare di cadere nella mediocrità e nei compromessi. Quindi un criterio esplicito, che delinea e discerne ciò che è giusto e ciò che è ingiusto, che lecitamente non è sullo stesso piano.

«L’uomo superiore aiuta gli altri a compiere il bene, non aiuta gli altri a fare il male. Il contrario fa l’uomo dappoco» 9.

Riflettendo su questo concetto, ci si accorge che esso non si riferisce a un non-agire assoluto né a una indifferenza passiva, è più giusto dire che il saggio agisce senza sforzo e ammaestra con calmo esempio 10. Egli accetta le cose così come vengono, e tiene continuamente sott’occhio da una parte la legge della natura e dall’altra l’interesse del bene comune. Al contrario di un individuo ego-centrico, l’uomo di nobile animo dimentica costantemente se stesso e pensa agli altri.

Quindi un modello proposto è questo: ci si comporta «svuotando la mente, aprendo il cuore, calmando le ambizioni, abbandonando i desideri, coltivando il carattere».

L’uomo «Si fa ultimo divenendo quindi primo, rinuncia a se stesso realizzandosi quindi in pieno» 11.

L’ultimo capitolo di Tao te Ching 81 conclude con queste parole:

«Il saggio non accumula.

Egli accresce il suo tesoro lavorando

per gli essere umani;

accresce la sua ricchezza

dandosi agli altri.

La via del cielo benefica tutti

E non danneggia nessuno.

La via del saggio lavora per tutti

E non entra in competizione con nessuno».

E’ proprio in questo modo che «l’uomo può rendere grande la Via, e non la Via che

rende grande l’uomo» 12.

Cristianesimo - «Amerai il prossimo tuo come te stesso» (Mt 22, 39).

Trovo illuminante la vicinanza, pur nella distinzione, con il messaggio di Gesù Cristo trasmesso nei Vangeli alcuni secoli dopo, ad esempio le beatitudini evangeliche che al primo impatto sembrano sconvolgenti, ma che seguono una logica, quella della legge divina.

Propongo un paragone. «Beati i miti perché erediteranno la terra» (Mt 5,5).

Commentando questa beatitudine, Chiara Lubich presenta una congiunzione e una sintesi tra la mitezza e la fortezza:

«Chi vive la mansuetudine è beato, perché già da ora sperimenta la possibilità di cambiare il mondo attorno a sé, soprattutto cambiare i rapporti… Chi ama non si agita, non ha fretta, non offende, non ingiuria. Chi ama si domina, è dolce, è mite, è paziente» 13.

Proprio perché l’amore - arma più potente - è contagioso, è altruista, è coraggioso e cerca sempre il bene senza compromessi.

«Ecco cosa avviene mettendole in pratica: un cambiamento interiore che sa trasformare il mondo attorno a sé in bontà, serenità, gioia e pace» 14.

Da cristiana posso dire – faccio un ulteriore passo -: per me Dio Amore, Uno e Trino, è vertice e summa della fede cristiana. Il dinamismo della vita intratrinitaria è un incondizionato reciproco dono di sé, totale ed eterna comunione fra Padre e Figlio nello Spirito Santo. Quindi è logico che come modello di vita, analoga realtà è impressa da Dio nel rapporto tra gli uomini: “io sono stata creata in dono a chi mi sta vicino e chi mi sta vicino è stato creato da Dio in dono per me” 15.

Provo profonda commozione e immensa gratitudine ogni volta che leggo queste parole di Chiara:

«Sono questi i tempi in cui ogni popolo deve oltrepassare il proprio confine e guardare al di là; è arrivato il momento in cui la patria altrui va amato come la propria, in cui il nostro occhio ha da acquistare una nuova purezza.

(…) Egli (Dio), il solo capace di fare dell’umanità una famiglia e di coltivare le distinzioni fra i popoli, perché nello splendore di ciascuno, messo a servizio dell’altro, riluca l’unica luce di vita abbellendo la patria terrena, fa di essa un’anticamera della Patria eterna» 16.

«E avverrà un fenomeno nuovo, che l’amore o trova o fa simili, e i popoli impareranno l’uno il meglio dell’altro e le virtù saranno fatte circolare ad arricchimento di tutti. Allora veramente sarà l’unità e la varietà e sul mondo fiorirà un popolo che, pur figlio della terra ma informato dalle leggi celesti, potrà dirsi il “popolo di Dio”» 17.

Non è forse questo il sogno perenne di Confucio e di Lao-Tzu, che oggi tanti fratelli e sorelle, che provengono dai “quattro mari”, vedono già trasformato in realtà? Una risposta la trovo in me stessa, l’integrazione fra essere cinese, cristiana, focolarina.

Conclusione

Dice Confucio:

«A quindici anni la mia volontà fu rivolta allo studio,

a trenta fu ferma nei propositi,

a quaranta non ebbi più incertezza,

a cinquanta compresi i decreti del Cielo,

a sessanta fu capace di ascoltare,

a settanta seguii i desideri del mio cuore senza uscire dalla Via».

(Dialoghi 2)

Allo stesso tempo, esprime con convinzione: «E’ forse lontana la Via? Se la voglio, è qui» (Dialoghi 7, 30).

Quindi direi non occorre aspettare per arrivare a 70 anni. Potremo cogliere ogni attimo presente e viverlo in pienezza. Infondo come dice S. Agostino, «Ama e fai quello che vuoi».

 

Stella Chiu Yuen Ling

 

 

 

 

1

 P.F. Fumagalli, Storia, cultura, religioni cinesi in dialogo con la Chiesa, in «Pro Dialogo» 122

(2006/2), p. 175.

2

 citato da H. Smith, Le grandi religioni orientali, Varese, 1993, p.224.

3

 E. Mircea, Storia delle credenza e delle idee religiose, vol. 2, Firenze 1980, p. 29

4

 La Dottrina del Mezzo, 20, i.

5

 Cf. G. Mandel, (a cura di) Confucio, Breviari, Milano 1995, pp. 39 e 41.

6

 Yin e yang costituiscono ciò che si chiama Tao. Yin è il principio femminile, yang il principio

maschile. Gli uomini vivevano e vivono secondo l’alternanza di due momenti contraddittori:

la notte e il giorno, l’ombra e la luce, l’acqua e il fuoco, la vita e la morte. Sono due opposti

perfettamente complementari, ed entrambi contribuiscono a determinare il mondo così come è.

7

 Uno stile di arte marziale nato in Cina come tecnica di combattimento. Oggi è conosciuto in

tutto il mondo soprattutto come ginnastica per mantenere l'organismo efficiente, preservarsi

dalle malattie e dalla vecchiaia, conservarsi in buona salute e favorire la longevità.

8

 Cf. Postfazione in B. B. Walker, Lao-Tzu, cit., p. 126.

9

 Dialoghi 12, 16.

10 Tao te Ching 2

11 Tao te Ching 7.

12 Dialoghi 15, 29.

13 Parola di Vita, Città Nuova, 2005/20, p.7.

14 Ibid

15 Cf. C. Lubich, L’arte di amare, Città Nuova, Roma 20053

, p.128.

 

16 C. Lubich, Maria, Regina del mondo, in Scritti Spirituali/1, Città Nuova, Roma 19974

, pp.

210-212.

17 C. Lubich, Popolo di Dio, in Scritti Spirituali/1, Roma 20035

, p. 158

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