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Tasi contro Gini

L'abolizione della tassa sulla prima casa è una scelta popolare che, però, andrebbe a vantaggio della classe medio alta; mentre invece bisognerebbe lavorare sull'indice di diseguaglianza dei redditi che incide sulla povertà degli italiani, in maniera ben più determinante

di Benedetto Gui

pubblicato su: Città Nuova il 13/10/2015

Tasi ridUno dei contributi alla statistica economica di cui il nostro paese può essere giustamente orgoglioso è l’indice di Gini, l’indicatore di disuguaglianza dei redditi personali più usato in tutto il mondo, proposto nel 1912 dall’italiano Corrado Gini, personaggio politicamente controverso, ma di indubbia levatura scientifica.

Non possiamo però andare altrettanto orgogliosi del valore che questo indice assume oggi nel nostro paese: 0,33. Un valore che, quando ci confrontiamo con gli altri paesi europei, ci pone tra quelli a maggior disuguaglianza, ad un’incollatura da Grecia, Portogallo, Spagna, Estonia e Gran Bretagna (che con il suo 0,35 presenta il valore più alto), mentre Francia e Germania si collocano rispettivamente a 0,31 e a 0,29 e i paesi scandinavi tra 0,25 e 0,27. Non sorprenderà allora – le due cose sono collegate – se l’Italia è anche tra i paesi europei con la più alta incidenza della cosiddetta “povertà relativa” (la manifestazione più acuta e dolorosa della disuguaglianza): in questa ancor meno onorevole classifica nel 2012 eravamo quarti, dopo Grecia, Spagna e Portogallo, con un valore del 12,7 per cento.

Tra i fattori che più incidono su questi fenomeni c’è la disuguaglianza dei patrimoni familiari (in base ai dati OCSE l’Italia è tra i paesi dove la disparità nei redditi riflette più strettamente la disparità nei patrimoni). Per un paese che ambisce a non essere il fanalino di coda del continente, un deciso impegno per modificare questo stato di cose dovrebbe essere una priorità. Anche perché la povertà non è solo un problema di bella o brutta figura rispetto ai nostri partner d’oltralpe, ma significa esclusione, senso di inferiorità, mancanza di cure, bambini che crescono senza le risorse per farli fiorire, e purtroppo si potrebbe continuare a lungo.

Le ultime notizie sulla legge di stabilità (forse stimolate da iniziative della società civile come Alleanza contro la Povertà in Italia) parlano di un miliardo di euro da destinare al problema povertà. Evviva! Ma si tratta, se non di una goccia, di un secchiello d’acqua, troppo piccolo per pensare di poter rifornire in misura apprezzabile i serbatoi vuoti dei più assetati (1 miliardo è dell’ordine di un millesimo del reddito totale delle famiglie italiane). Ma dove trovare i soldi per fare di più?

Di fronte a questa domanda è immediato pensare alla proposta di togliere la Tasi dalla prima casa che il governo ha inserito nello stesso pacchetto di misure da approvare: una proposta che di miliardi di euro ne assorbirebbe più di tre, ma a vantaggio soprattutto della classe media e alta. Infatti, è vero che oltre il 70% delle famiglie italiane vive in una casa di proprietà, ma il beneficio non sarebbe ugualmente distribuito: in base alle stime di Bordignon, Pellegrino e Turati tre quarti del taglio della Tasi andrebbe a vantaggio del 50% di italiani più benestanti. Si può aggiungere che tasse di questo tipo esistono in molti paesi europei e hanno il pregio di dare autonomia finanziaria ai comuni e essere meno distorsive di altri prelievi, compresi gli altri sempre sulla casa (come l’imposta di registro all’atto dell’acquisto, accompagnata dall’onorario del notaio).

Pare, però, che l’abolizione della Tasi sia molto popolare, perché poter fare a meno di pagare una tassa fa piacere anche a chi pagava solo poche decine di euro, tanto più se non pensa che con lo stesso colpo di spugna ad altri viene fatto uno sconto di mille euro e passa.

Una giustificazione che è stata addotta per questo taglio è che, lasciando più soldi in tasca ai cittadini, farebbe ripartire i consumi. Questo effetto, però, si ottiene ogni volta che si riducono le tasse, o si trasferiscono soldi alle famiglie. Ma se si vuole davvero che l’effetto sia forte, quei soldi non devono andare alla classe media o alta, ma a chi ha i bilanci familiari più tirati, che li spenderà subito e tutti.

A Corrado Gini nel 50° della morte sono stati recentemente dedicati mostre e convegni. Un altro degno tributo alla sua memoria sarebbe preoccuparsi di più del suo indice di disuguaglianza, oggi troppo alto in Italia. In questa prospettiva, se proprio si vuole alleggerire la Tasi, si potrebbero semplicemente aumentare le detrazioni, in modo da liberare dalla tassa le case di minor valore

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